La Via per Imparare a Fare il Buiatra: Il Modello Shu Ha Ri
Lo Shu Ha Ri (o ShuHaRi) è un modello giapponese che descrive le tre fasi di apprendimento di una disciplina che portano dal semplice apprendistato alla vera maestria. Nato nelle arti marziali, oggi è usato in molti ambiti (coaching, management, impresa, crescita personale). Per esempio, la famosa casa automobilistica Toyota si inspira profondamente allo Shu Ha Ri in ogni aspetto del suo lavoro. Ogni persona in Toyota è responsabilizzata per diventare un maestro nel suo lavoro sviluppando costantemente le proprie competenze ed è motivata a superare le sue stesse aspettative.
Il modello Shu Ha Ri, nella sua impostazione generale, è piuttosto semplice; tuttavia, la sua corretta messa in pratica esige una grande dedizione e disciplina. I principi fondamentali sono sostanzialmente due. Il primo è che non esiste alcun limite di tempo, ogni praticante, impegnato nel processo di apprendimento, impiega il tempo che gli serve, in base alle sue caratteristiche e alla sua Natura. Il secondo principio individua lo ShuHaRi come un processo di automiglioramento personale senza che ci sia un confronto con nessun altro. Lo sforzo del praticante deve essere rivolto a diventare la migliore versione di se stesso; migliore di quello che era nei giorni precedenti: in quest’ottica il confronto con gli altri diventa inutile e privo di senso.
Significato delle tre fasi:
- Shu (守)
Il termine Shu ha un doppio significato: obbedire e proteggere. In questa fase al praticante è richiesta la completa obbedienza: imparerà le basi copiando in modo fedele il metodo di un maestro o di una scuola, senza variare né aggiungere nulla. Il significato di proteggere si riferisce alla tradizione, cioè all’intero corpus di conoscenze riguardo una disciplina, che sono state raccolte nel tempo e che è necessario proteggere da ogni tentativo di cambiamento. L’obiettivo della fase Shu è costruire delle solide fondamenta tecniche e disciplinari, proteggendo la tradizione dal desiderio del praticante, di “inventare” prima di avere davvero capito. In Shu anche il praticante ha bisogno di protezione: deve essere protetto dal suo Ego e dalla tentazione di “bruciare le tappe” sentendosi arrivato anzitempo.
- Ha (破)
Il termine Ha significa distacco, rottura con la tradizione. In questa fase le basi sono state interiorizzate e i principi fondamentali iniziano a essere capiti. Pur restando all’interno della disciplina, il praticante ha una maggiore libertà di applicare le regole imparate nella fase Shu in modo più creativo. Si mettono a confronto più maestri e più scuole; si cerca di costruire uno stile originale, individuando quello che funziona meglio, adattandolo a se stessi e alla propria personalità.
- Ri (離)
Il termine Ri significa lasciare, separare. Questa è la fase in cui si raggiunge il massimo livello di consapevolezza di un’arte o una disciplina. I principi ispiratori si integrano alla perfezione e sono diventati operatività ordinaria. Quello che si fa è naturale e spontaneo e non si è più vincolati alle forme codificate. Se prima era necessario seguire la regola, in questa fase, quello che fa il praticante (ormai maestro) diventa la regola, andando ad arricchire la tradizione diffondendo il proprio bagaglio di cultura professionale. Colui che arriva in questa fase può creare uno stile personale, insegnare ad altri e innovare la disciplina senza mai perdere il legame con le radici che lo hanno formato.
Applicazioni pratiche
Lo ShuHaRi è un modello potente per strutturare un percorso di crescita e apprendimento: prima disciplina e standardizzazione, poi adattamento consapevole, infine creatività e autonomia. Offre una cornice molto potente per rileggere la crescita del buiatra: dalla semplice esecuzione di protocolli standard, alla loro personalizzazione critica, fino alla capacità di creare nuovi approcci e guidare il cambiamento nell’ecosistema di allevamento. In buiatria, lo ShuHaRi può diventare una lente per progettare la crescita del Veterinario di campo, del team aziendale e persino dei sistemi formativi (Università, corsi ECM, master).
Vediamo ora come è possibile applicare il modello al nostro contesto:
Fase Shu: Standardizzare e Obbedire
In fase Shu il giovane buiatra “copia bene” prima di “fare di testa sua”: applica le linee guida, i protocolli aziendali e le best practice così come sono, cercando coerenza, ripetibilità e disciplina esecutiva. Può trattarsi, per esempio, dell’aderenza rigorosa a protocolli di sincronizzazione estrale, algoritmi decisionali per metrite o mastite, piani vaccinali e schemi di monitoraggio metabolico definiti da scuole, società scientifiche o colleghi più esperti. In questa fase l’obiettivo non è “essere originali”, ma costruire automatismi affidabili e ridurre la variabilità clinica, lasciando che la teoria si sedimenti attraverso la pratica corretta e supervisionata.
Fase Ha: Comprendere, Adattare, Personalizzare
Nella fase Ha il buiatra inizia a interrogarsi sulle regole, comprendere i principi fisiopatologici ed epidemiologici sottostanti e integrare fonti diverse (letteratura, corsi, esperienza di campo). In ambito riproduttivo significa, ad esempio, modificare i protocolli di sincronizzazione in base alla struttura organizzativa dell’azienda, al profilo metabolico, all’incidenza di malattie uterine o metaboliche e alla logistica (robot, sale di mungitura, personale). Sul fronte sanitario può voler dire adattare i piani vaccinali, piani colostrali o strategie di controllo in funzione dei dati epidemiologici e degli indicatori di performance aziendali. L’identità professionale si costruisce proprio in questo passaggio: si resta fedeli ai principi, ma si inizia a disegnare “il proprio modo” di fare buiatria, coniugando evidenze, esperienza e contesto reale dell’allevamento.
Fase Ri: Innovare, Insegnare, Guidare il Sistema
Nella fase Ri, il buiatra ha interiorizzato i principi al punto da “non pensarci più”: le decisioni cliniche e gestionali emergono fluide, sostenute da anni di pratica deliberata, studio e confronto critico. In questo stadio il professionista non si limita ad adattare protocolli esistenti, ma contribuisce a crearne di nuovi, a validare percorsi decisionali e ad alimentare linee guida o corsi avanzati in ambito di medicina di mandria, gestione riproduttiva e sanità. Diventa mentore per altri colleghi, collabora con gruppi di ricerca o di pratica, introduce tecnologie e modelli organizzativi che trasformano la cultura aziendale e la qualità delle decisioni in azienda.
Conclusioni
Applicare consapevolmente il modello ShuHaRi significa riconoscere e accettare che ogni competenza buiatrica (ecografia riproduttiva, audit di fertilità, clinica, chirurgia, gestione della transizione, podologia, epidemiologia di mandria) attraversa questi tre stadi con tempi e livelli diversi. Nei percorsi formativi si possono esplicitare i livelli attesi: in Shu focus su checklist e procedure; in Ha su ragionamento clinico-gestionale, lettura critica degli studi e adattamento dei protocolli; in Ri su leadership, ricerca, divulgazione e capacity building per allevatori e colleghi.
Per un professionista orientato al miglioramento continuo, usare ShuHaRi come mappa permette di evitare tanto il “gioco creativo” senza basi, quanto la cristallizzazione in protocolli rigidi, costruendo nel tempo una maestria efficace ed etica che porta alla piena autorealizzazione professionale.